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“Gli mostrava video porno per spingerlo a toccarsi”

Un 45.enne ticinese in almeno 41 occasioni ha abusato sessualmente di un giovane - L'accusa chiede una carcerazione di 3 anni e 4 mesi, la difesa di meno di 3 anni interamente sospesa per altrettanti – Mercoledì la sentenza

LUGANO - È un 45.enne ticinese residente nel Luganese l'uomo alla sbarra oggi alle Assise criminali di Lugano presiedute dal giudice Marco Villa e accusato di ripetuta coazione sessuale, ripetuti atti sessuali con fanciulli, ripetuta pornografia, truffa e ripetuta infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti.

L'uomo, in carcere da metà dicembre, è accusato di aver proceduto in almeno 41 occasioni a degli atti sessuali con un giovane a partire dall'aprile 2016. Giovane di cui si era guadagnato la fiducia tanto che questi lo considerava come un secondo padre. Al giovane l'uomo esaudiva ogni desiderio (arrivando a spendere quasi 10.000 franchi in regali), frequentandolo quasi giornalmente e offrendogli anche cibarie, sigarette e marijuana.

Il modus operandi del 45.enne, si legge nell'atto d'accusa stilato dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli, consisteva nel mostrare al minore dei video a carattere pornografico e indurlo a toccarsi. In almeno quattro occasioni, inoltre, l'imputato ha spinto il minore a toccarlo, tre volte sopra i vestiti. In due occasioni l'uomo ha anche mostrato video pornografici a un secondo minore e, in precedenza a queste imputazioni, si sarebbe strusciato contro un terzo. Il 45.enne riconosce i fatti, ma non l'imputazione di coazione, affermando che il minore fosse consenziente.

Per il ticinese, difeso dall'avvocato Niccolò Giovanettina, vi è anche l'ipotesi del reato di truffa, in quanto egli era a beneficio di prestazioni complementari per un'invalidità e non ha annunciato l'aver ricevuto nel frattempo una corposa eredità, cagionando un danno alla Cassa cantonale di compensazione per quasi 23.000 franchi versatigli indebitamente.

Il nodo della coazione sessuale

Nella sua arringa Borelli ha rimarcato come l'imputato si sia "insinuato in un nucleo famigliare precario, diligentemente conquistando la fiducia della madre" e che poi, "da abile manipolatore, li abbia separati", mettendoli l'uno contro l'altra. La procuratrice pubblica ha richiesto una pena pari a tre anni e quattro mesi di detenzione: "Gli atti sessuali, per rapporto ad altri casi approdati in quest'aula, sono sì meno invasivi, ma per la vittima è stato deleterio e invasivo il meccanismo di costrizione e di fiducia tradita che ha portato a questi atti. Il comportamento dell'imputato è grave perché è stato duraturo: 41 occorrenze sull'arco di un anno e mezzo. E aveva già adocchiato un altro giovane. Non sembra aver preso coscienza delle sue azioni".

Per contro, Giovanettina ha dibattuto – riconoscendo tutti gli altri capi d'imputazione e chiedendo una pena inferiore ai tre anni interamente a beneficio della sospensione condizionale per tre anni – che si sia effettivamente configurato il reato di coazione sessuale: "La giurisprudenza del Tribunale federale afferma che non tutti gli atti sessuali con minori comportano per forza una coazione sessuale, e in questo caso mai appaiono agli atti elementi, descrizioni o parole che evidenzino l'incapacità della vittima di sfuggire a situazioni che andavano contro la sua volontà. Non c'è quindi la presenza di violenza psichica. L'imputato non esercitava una vera autorità parentale sul giovane e non aveva la forza per sfruttare questo rapporto per obbligarla a fare qualcosa che non voleva. Il suo agire è penalmente rilevante, ma non si configura la coazione. Dal punto di vista soggettivo ha anche cercato di frenarsi. L'atto sessuale più intenso risale ad agosto 2016 e a quel picco non si è poi più tornati, e non è che ogni volta che vedeva il giovane faceva con lui qualcosa che non poteva fare: c'era anche affetto sincero e una ricerca di compagnia".

Parole a cui Borelli ha replicato, sottolineando che la vittima in fase di istruttoria ha iniziato a raccontare quanto capitatogli solo dopo aver saputo delle prime ammissioni dell'imputato: "Questo mi sembra un esempio lampante del monito del silenzio" che l'imputato avrebbe intimato alla vittima, e testimonianza della coazione sessuale.

La sentenza sarà pronunciata nella tarda mattinata di mercoledì.

09 luglio 2018 11:34
StF


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