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Lite nel traffico, i testimoni non fugano i dubbi

Alla sbarra in Pretura un 40.enne accusato di aver strattonato per i capelli una donna in via Maraini a Lugano – Sostiene di essersi solo difeso

LUGANO - Malgrado una seconda udienza e l'audizione di un nuovo testimone continuano a essere fumosi i contorni della lite nel traffico andata in scena il 22 dicembre 2015 in via Maraini a Lugano, nei pressi della stazione FFS.

Nel processo in Pretura penale come imputato vi è un uomo 40.enne, accusato di lesioni semplici per aver, mentre si trovava in auto, afferrato per i capelli una donna, presente in aula e patrocinata dall'avvocato Gianfranco Barone, e per averle fatto sbattere la testa più volte sul cruscotto, causandole un lieve trauma cranico. Imputazione che tuttavia l'uomo, difeso dall'avvocato Cesare Lepori, respinge, affermando di aver agito per legittima difesa vedendosi aggredito dalla donna, che l'avrebbe pure schiaffeggiato prima della colluttazione oggetto del processo.

Di punti fermi al momento in questa storia ve ne sono pochi. La lite è occorsa di sera e sarebbe nata dal fatto che l'uomo – che era in auto con la sua attuale compagna (ma forse all'epoca non lo era ancora) – si sarebbe spazientito della guida della presunta vittima, che conduceva l'auto che lo precedeva, con la madre seduta al fianco. Ne sarebbero seguiti colpi di clacson e insulti, finché le due donne sono scese dalla vettura, avvicinandosi a piedi a quella dell'uomo. Lui pure, forse, è uscito dal mezzo, salvo farvi ritorno dopo il presunto schiaffo. Poi, secondo l'accusa, avrebbe preso per i capelli la donna e le avrebbe cagionato le ferite. Secondo la difesa, invece, sarebbe stata la donna a cercare di aggredire l'uomo nell'abitacolo.

Nel mezzo della concitazione, inoltre, una figura sbucata dal nulla si è infilata nell'auto dell'uomo, ha preso le chiavi dal cruscotto e le ha buttate nella scarpata sottostante, per poi defilarsi (e difficilmente questo momento erratico troverà risposta in aula).

Per cercare di dirimere la questione era già stata convocata una testimone nella prima udienza (l'attuale compagna dell'imputato), che aveva corroborato la tesi della difesa. Ieri in aula è comparso un secondo teste, un tassista che afferma di aver visto l'accaduto e di aver aiutato la donna a liberarsi dalla presa dell'uomo, il quale invece non ha memoria del suo intervento. Tassista che era già stato interrogato a tre mesi dalla lite (interrogatorio che ha detto di quasi non ricordare) e che, è emerso ieri, conosceva la madre della presunta vittima, con cui si è peraltro intrattenuto poco prima dell'inizio del procedimento, spingendo la difesa ad affermare che «è stato imboccato da lei» nella sua testimonianza e che per questo «quanto ha detto non può essere ritenuto prova a carico».

La difesa ha poi chiesto l'assoluzione per il suo cliente, mentre l'accusa (che ha definito irrilevante la vaga conoscenza fra il teste e la madre) ha chiesta la conferma del decreto d'accusa stilato del procuratore pubblico Paolo Bordoli.

Ora starà alla giudice Patrizia Gianelli di provare a dare un senso all'oscura vicenda. La sentenza è attesa il 28 maggio.

I particolari sul giornale
Edizione del 19 Maggio 2018 a pagina 9
19 maggio 2018 06:00
Federico Storni


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