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Carceri svizzere: solo il 2% degli internati vengono rilasciati

Sono pochissimi in Svizzera i criminali pericolosi condannati all'internamento ordinario che finiscono per ottenere una liberazione condizionale

BERNA - Sono pochissimi in Svizzera i criminali pericolosi condannati all'internamento ordinario che finiscono per ottenere una liberazione condizionale sulla base di una prognosi positiva riguardo a un possibile comportamento recidivo. Secondo uno studio, tra il 2004 e il 2017 sono state pronunciate in tutto dai tribunali 27 decisioni favorevoli, il che corrisponde a una media annuale del 2%.

In pratica, alla fin fine, la misura dell'internamento ordinario si avvicina di molto a quella dell'internamento a vita, fanno notare gli autori dello studio Thomas Freytag, capo dell'Ufficio di esecuzione delle pene del canton Berna, e Aimée Zermatten, dottoranda all'Università di Friburgo, al cui lavoro condotto a livello nazionale hanno dato rilievo oggi la "SonntagsZeitung", il "SonntagsBlick" e "RTS Info". L'internamento ordinario secondo l'articolo 64 del codice penale viene ordinato dal giudice per gli autori di crimini gravi qualora, in base alle circostanze in cui è stato commesso il reato o a causa di turbe psichiche gravi e durevoli, vi sia "seriamente da attendersi" che commettano nuovi reati simili. Secondo gli autori dello studio nel 2015 sono stati scarcerati due di questi individui, nel 2016 uno e nel 2017 nessuno.

"I pochi che tornano in libertà sono praticamente sempre vecchi, malati e non più in grado di commettere un reato grave", afferma Freytag. Secondo il funzionario bernese "in tal modo l'internamento ordinario è de facto un internamento a vita". In media negli ultimi anni si trovavano in condizione di internamento 141 criminali. La maggior parte di loro, il 70%, era in cella da oltre 10 anni, il 20% da più di 20 anni. Per quanto riguarda il cosiddetto "piccolo internamento", ossia le "misure terapeutiche stazionarie" decise dai giudici nel caso di "turbe psichiche", il tasso di liberazione condizionale si aggira sul 10%, contro il 70% circa di quello riguardante i detenuti che scontano una normale pena privativa della libertà.

"Queste cifre mostrano che la Svizzera ha tutt'altro che una giustizia delle coccole (Kuscheljustiz)", rileva ancora Freytag citato dalla "SonntagsZeitung". Il domenicale indica ancora che i tribunali hanno finora pronunciato l'internamento a vita in cinque occasioni. Quattro dei criminali interessati hanno presentato ricorso fino al Tribunale federale, che ha revocato il provvedimento. L'ultimo caso, recentissimo, è quello di Claude D., condannato all'ergastolo per aver ucciso la notte del 14 maggio 2013 la 19enne Marie presso Payerne (VD). Secondo il codice penale - spiegano gli autori dello studio - la concessione della libertà condizionale di un delinquente che sconta una pena richiede che la prognosi relativa al suo comportamento futuro non sia negativa, ossia che non vi sia motivo di temere che possa commettere nuovi crimini o delitti. Perché sia concessa la liberazione nel caso di una misura come l'internamento o la terapia "stazionaria" occorre invece una prognosi positiva, deve cioè esserci una forte probabilità che l'autore si comporti bene una volta fuori. Dallo studio emerge anche che la pratica restrittiva di concessione della libertà condizionale nel caso di una misura è relativamente uniforme in tutto il paese. Una differenza "significativa" rispetto ai risultati di un precedente studio, che mostrava una maggiore severità nella Svizzera romanda rispetto alla Svizzera tedesca.

11 marzo 2018 15:21
ats


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