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“È uno dei più forti che abbia allenato”

Intervista a Stephan Lehmann - L'ex portiere della Nazionale spinge affinché il Lugano in futuro punti su Baumann

LUGANO - L'ennesima controprestazione di Joël Kiassumbua ha riaperto la ferita in casa Lugano: se prima era Da Costa, ora è il portiere di origini congolesi a non convincere. Tant'è che la società lo ha detto più o meno chiaramente: il futuro appartiene al ventiduenne Noam Baumann. Di più, Guillermo Abascal aveva in mente di dare una maglia da titolare all'ex Wil contro lo Young Boys, proprio per testarlo in vista del prossimo campionato. Ma l'estremo difensore ha accusato un problema al ginocchio e ha dovuto dichiarare forfait. Bene, ma che tipo di giocatore è Baumann? Proviamo a scoprirlo con Stephan Lehmann: l'ex portiere del Sion e della Nazionale ha allenato Noam a Wil.

Signor Lehmann, che portiere è Noam Baumann?

«In carriera ho allenato tanti portieri, ma Baumann è in assoluto uno dei più grandi talenti con cui abbia lavorato. Ha tutto per fare una carriera ai massimi livelli. Con me è migliorato sia sul piano tecnico sia su quello fisico. Ha acquisito stabilità. Inoltre è rapidissimo fra i pali».

Per fare il portiere, soprattutto a Lugano, servono spalle larghissime: Baumann sa gestire la pressione?

«Le spalle di Noam non sono larghissime, ma è normale: è un ragazzo, deve crescere a livello mentale. Ma non fraintendetemi. Baumann è sempre sul pezzo, concentrato e attento. Lo ha dimostrato a Wil. Detto ciò, va ancora seguito e allenato. Soltanto così potrà compiere il passo successivo».

La dirigenza bianconera, visto quello che è successo con Da Costa e Kiassumbua, non vuole «bruciare» Baumann. Come deve comportarsi la società in vista della prossima stagione? Puntare su Noam o affiancargli un portiere più anziano per fargli da chioccia?

«Innanzitutto, Baumann è pronto per la Super League. Può fare il numero uno in qualsiasi squadra svizzera, questo è poco ma sicuro. Non solo, per la sua crescita è essenziale che adesso giochi ad un gradino superiore rispetto alla Challenge. Dopo è vero, gli servirà tempo per diventare un portiere di primissimo piano e bisognerà concedergli qualche errore. Questo, per Noam, è il momento di fare esperienza. Più giocherà a Cornaredo e più andrà lontano in carriera. E quando parlo di carriera io penso ad un campionato estero di prima fascia e soprattutto alla Nazionale».

I particolari sul giornale
Edizione del 15 Maggio 2018 a pagina 21
15 maggio 2018 06:00
Marcello Pelizzari


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