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“In Svizzera le moschee sono in mano ai wahhabiti”

L'allarme dell'attivista svizzero-tunisina Saïda Keller-Messahli, a cui andra il Premio svizzero per i diritti umani 2016 - L'intervista

Saïda Keller-Messahli è una musulmana senza peli sulla lingua. Fondatrice e presidente per Forum per un Islam progressista in Svizzera, da anni non si risparmia in una campagna «in solitaria», come confida al CdT, contro la violazione dei diritti umani nel mondo musulmano. Le sue denunce non risparmiano neppure l'Islam svizzero, in particolare quello di numerose moschee, che a suo modo di vedere rappresentano non più del 12% dei musulmani in Svizzera. Perciò, deduce la Keller, le autorità civili dovrebbero ridimensionare la loro importanza e smettere di considerarle come unico interlocutore valido sulle questioni riguardanti l'Islam e l'integrazione. Oggi le sue battaglie ricevono uno straordinario riconoscimento: è di mercoledì la notizia del Premio svizzero per i diritti umani 2016 che le sarà consegnato a Berna il 3 dicembre. Il riconoscimento viene attribuito dalla sezione elvetica della Società internazionale per i diritti umani (IGFM-CH) che ha fatto sapere di averla scelta per il suo «grande impegno» in favore di un Islam moderno. L'abbiamo intervistata (qui un estratto).

Saïda Keller, che cosa rappresenta questo premio?

«È un grande incoraggiamento a continuare il nostro lavoro. Un incoraggiamento anche a tutte le persone che fanno il nostro stesso lavoro nel mondo».

Di che cosa si occupa il Forum che lei presiede?

«La nostra è una voce solitaria in Svizzera, una voce molto critica nei confronti dell'Islam. Perché noi siamo coscienti che c'è molta sofferenza nell'ambito musulmano, molti tabù. Il nostro scopo, fin dall'inizio, è trattare questi tabù, parlarne, proporre soluzioni migliori, spiegare il Corano in modo differente, in armonia con i nostri tempi, con i diritti umani, con l'uguaglianza tra uomo e donna, con i principi democratici. Questo lo scopo per il quale ci battiamo».
Uno dei tabù che affrontate è quello dell'uguaglianza tra uomo e donna, quindi.
«Sì. La questione della donna è assolutamente centrale oggi, anche per quanto riguarda il terrorismo. Ci sono molti terroristi che raggiungono il sedicente Stato islamico perché sanno che là la sessualità gioca un ruolo molto importante. Lo sappiamo da centinaia di jihadisti che sono tornati dalla Siria, per esempio in Tunisia. Questa maniera di tabuizzare la sessualità umana comporta numerosi problemi. Fa sì che molte persone optino per una soluzione che metterà a loro diposizione delle donne».
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A proposito di copertura del corpo della donna, in Svizzera il Ticino ha decretato il divieto di coprire il capo. Cosa ne pensa?

«Ho sempre detto di essere favorevole alla proibizione del niqab o del burka in Svizzera. Sostengo il Ticino che lo ha fatto e sosterrò anche l'ipotesi che il divieto venga esteso a livello nazionale».

Una delle versioni più restrittive dell'Islam è quella wahhabita, che viene dall'Arabia saudita. È molto diffusa in Svizzera?

«In Svizzera, su questo fronte, la situazione è drammatica. Sto facendo da mesi delle ricerche sulle moschee e nel frattempo ho accumulato un dossier di 50 pagine sul tema. Mi sento sconvolta dal modo in cui il wahhabismo è arrivato a impiantarsi nelle moschee del nostro Paese. Abbiamo più di 300 moschee, senza contare le moschee non dichiarate. Abbiamo anche sedicenti centri culturali finanziati dall'Arabia saudita. La Grande moschea di Zurigo è finanziata dagli Emirati arabi uniti. C'è un centro saudita a Ginevra e un altro a Basilea. Recentemente ho scoperto una nuova organizzazione a Ginevra che si occupa dei centri culturali islamici in Europa. Sono cose che la stragrande maggioranza della gente ignora, ma devo dirlo: queste persone si stanno organizzando qui in Svizzera. La loro ideologia, inoltre, è già molto presente nelle moschee albanesi e degli Stati dell'ex Jugoslavia. In queste realtà gira un'enorme quantità di denaro che proviene dal Qatar, dall'Arabia saudita e dalla Turchia che sostengono un discorso islamico radicale, un discorso di odio che lavora contro l'integrazione culturale degli stranieri in Svizzera».

Il suo è un vero allarme.

«Sì e la mia conclusione è che bisogna occuparsi delle nostre moschee».

 

Com'è la situazione in Ticino?

«Tutto quello che so è che la Lega dei musulmani in Ticino è legata ai dei Fratelli musulmani».

Ma i Fratelli musulmani non sono wahhabiti.

«In realtà oggi il wahhabismo e i Fratelli musulmani sono molto simili. Se considero la situazione nell'ex Jugoslavia, vedo che fanno comunella. Semplificando, in questo momento tutte le forze reazionarie e conservatrici stanno insieme. Questo le rende forti. Gli altri o non si interessano alla religione, o non sono organizzati come loro».

I particolari sul giornale
Edizione del 22 Luglio 2016 a pagina 3
22 luglio 2016 06:00
Carlo Silini


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