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Prometteva dossier su Trump

Gli 007 statunitensi sono stati raggirati da un uomo di nazionalità russa a cui hanno pagato un anticipo di 100 mila dollari per del materiale sensibile

WASHINGTON - Gli 007 Usa sono stati raggirati da un losco uomo russo a cui hanno pagato un anticipo di 100 mila dollari dopo che aveva promesso di fornire le armi cibernetiche rubate alla Cia e alla National Security Agency (Nsa), nonchè materiale compromettente su Donald Trump.

Fra questo, un video del tycoon con prostitute in un albergo di Mosca nel 2013. Si tratterebbe delle stesse riprese evocate nel controverso dossier redatto dall'ex spia britannica Christopher Steele e pagato dai dem.

È il Nyt a rivelare questa spy story degna di un romanzo di John Le Carré, usando fonti dell'intelligence Usa ed europea. Gli ingredienti ci sono tutti: l'ambientazione da guerra fredda in Germania, amanti, messaggi in codice, denaro in valigette, il doppiogioco, i sospetti di un intrigo di stato.

Sullo sfondo l'interrogativo se si sia trattato della 'stangata' di un criminale oppure del tentativo di Mosca di inquinare il Russiagate o addirittura di ricattare il presidente con un classico 'kompromat' russo. In ogni caso restano i dubbi su una certa ingenuità degli 007 americani.

Trump ha cavalcato subito le rivelazioni del Nyt sul russo che ha "venduto segreti falsi su 'Trump' agli Usa". "Il prezzo richiesto era di 10 milioni di dollari, ridotti a 1 milione di dollari da pagare gradualmente. Spero che la gente stia ora vedendo e capendo cosa sta succedendo qui. Tutto ora sta cominciando ad uscire. Bonificare la palude", ha twittato.

Il protagonista russo della storia è noto all'intelligence Usa per i suoi legami con i servizi segreti russi (Fsb) e cybercriminali dell'est. Gli 007 americani decidono di usare un intermediario, un uomo d'affari americano che vive in Germania. In aprile dirigenti della Cia volano a Berlino per gestire l'operazione. La Nsa usa per una dozzina di volte il proprio account Twitter per mandare messaggi in codice al suo interlocutore, che intanto mostra al businessman americano una clip di 15 secondi con un uomo in una stanza che parla a due donne: l'audio non si sente e non c'è modo di verificare se l'uomo è Trump alle prese con prostitute. Ma inquieta il luogo dove avviene l'episodio: l'ambasciata russa a Berlino.

In un piccolo bar di Berlino ovest il russo consegna poi un primo campione di dati, che però si rivelano già noti. La consegna del denaro quindi salta ma i negoziati proseguono sino a settembre, quando l'imprenditore americano consegna in un hotel a 5 stelle di Berlino 100 mila dollari del governo Usa in una valigetta: è la prima tranche del milione di dollari concordato.

Alcune settimane dopo il russo comincia a passare informazioni, che però riguardano non le armi cibernetiche rubate ma le presidenziali americane e i presunti legami del team di Trump con Mosca, anche se gli 007 statunitensi avevano detto chiaramente che non volevano materiale sul tycoon. Si tratta di documenti bancari, e-mail e presunti dati dell'intelligence russa, tutta roba non verificata e probabilmente inventata. Le spie Usa capiscono di essere rimasti invischiati in una operazione russa per seminare zizzania in Usa e danno un aut aut al loro interlocutore: inizia a lavorare per noi o torna in Russia e non varcare più il confine. Lui ringrazia e va via.

La cosa curiosa è che comunque almeno quattro russi legati al sottobosco spionistico sono apparsi nell'Europa dell'est offrendo materiale che confermerebbe il dossier Steele.

Dossier ora al centro della battaglia sul Russiagate, dopo che un memo repubblicano declassificato da Trump ha accusato l'Fbi di averlo usato subdolamente per intercettare un collaboratore del tycoon. Tesi confutata dai dem in un contro memo che però il presidente si è rifiutato di pubblicare accusando gli autori di aver redatto un documento "molto politico" e contenente fonti e metodi di intelligence non rivelabili. "È da rifare", ha twittato, rispendendolo al mittente.

10 febbraio 2018 21:46
Red. Online


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