3/5

Ritratto dei Gotthard senza compromessi

Nel documentario del ticinese Kevin Merz

«Quando vedi tutti questi anni che sono passati, pensi wow, sì li ho vissuti ma non li ho veramente vissuti, perché siamo sempre in corsa, c'è sempre qualcosa da fare, non ti fermi mai per realizzare davvero quello che hai fatto. In questo caso ci siamo presi due ore di tempo e qualcuno molto più tempo di noi per far sì che queste immagini fossero messe sullo schermo. Prima di tutto dobbiamo ringraziare chi ha fatto questo lavoro, chi ha dato il materiale. Si vede che è stato fatto con tanto amore , con un occhio diverso. Vorrei ringraziare veramente tutti e soprattutto le persone che sono state vicine a noi in tutti questi anni. Dalle compagne agli amici alle famiglie perché senza tutti loro, compresi i fan, tutto questo non sarebbe stato scritto, non sarebbe stato fatto». Queste cose ce le aveva raccontate Leo Leoni all'indomani della prima mondiale in piazza Grande a Locarno, in chiusura del Festival del film la scorsa estate, del documentario One Life One Soul di Kevin Merz, un ritratto della storia dei Gotthard, la rockband che in 25 anni di carriera – festeggiati l'anno scorso – è diventata la più importante nel nostro Paese. Un lavoro, quello prodotto da Amka Films e coprodotto da Bunkerville e RSI, che si iscrive nel solco dei migliori documentari musicali.
Non è un ritratto addomesticato della band, non un film promozionale. È una fotografia aperta e onesta di un gruppo che in questo quarto di secolo è riuscito a realizzare il suo sogno di rock'n'roll, cosa per nulla scontata partendo dal piccolo Ticino. Un gruppo che è passato attraverso cambi di formazione e di indirizzo e le classiche tensioni che si agitano in ogni band, che è stato marchiato dalla tragedia della perdita del suo frontman storico, Steve Lee, morto in un incidente durante una vacanza negli Stati Uniti nel 2010 e la cui presenza pervade il film, e che è riuscito a trovare la forza di continuare e rinascere insieme a un nuovo cantante, Nic Maeder. Una storia piena di emozioni, che Merz racconta facendo largo uso di immagini d'archivio – a partire da filmati amatoriali degli esordi del gruppo – , immagini dei Gotthard catturate in studio e sul palco e tante interviste. Con la band – oltre ai già citati Leo Leoni e Nic Maeder, il bassista Marc Lynn, il batterista Hena Habegger, il chitarrista Freddy Scherer– ma non solo. Perché come in ogni storia rock che si rispetti, i protagonisti non sono solo quelli che stanno sul palco, sotto i riflettori, ma anche chi ha lavorato dietro le quinte. In questo caso si tratta di Chris Von Rohr dei Krokus, mentore e produttore del periodo iniziale della band, e di Marco Antognini, il primo manager: due personalità che hanno plasmato il cammino dei primi anni del gruppo e attorno alle quali si sono create dinamiche interne anche forti e talvolta aperti contrasti sulla direzione da prendere. Il documentario non cerca di nascondere queste cose. Come il parziale cambio di stile iniziato con l'acustico Defrosted e la voglia di Leoni di tornare a sonorità più rock'n'roll – cosa che ha dato vita in questi tempi al suo progetto parallelo CoreLeoni, le cui motivazioni, alla luce del documentario, appaiono più chiare.

  Il trailer del film

02 marzo 2018 23:30
Fabrizio Coli


Condividi

Prossimi articoli

"The Equalizer 2" fa il verso a Bourne

Il sequel del film di Antoine Fuqua con Denzel Washington
Cinema

Con gli ABBA scende in pista anche Cher

Nel nuovo film "Mamma mia! Ci risiamo"
Cinema

Leone d'oro a “Roma” di Cuaron

Il premio maggiore per il miglior film della Mostra del cinema di Venezia è andato al Messico
Cinema