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La principessa muta e la creatura dei flutti

"La forma dell'acqua" di Guillermo del Toro

C'è parecchio amore dentro il nuovo film di Guillermo del Toro. Amore per il fantastico, la cifra che da sempre il regista messicano declina nelle sue molteplici e differenti sfumature con un tocco personale immediatamente riconoscibile. Amore per il cinema in quanto tale, il mezzo perfetto per dare corpo a mondi strabilianti e a sentimenti forti, per avvolgere di onirico il reale. Amore poi puro e semplice, in una storia che sa essere molto romantica ma adulta e per nulla smielata. Una favola per grandi che dopo il Leone d'oro di Venezia e il Golden Globe al regista adesso punta all'Oscar con 13 nomination. D'altra parte, racconta Del Toro nell'intervista che pubblichiamo sul CdT di mercoledì 14 febbraio, «il modo migliore per me di svelare la realtà è utilizzare nei miei film storie fantastiche e favole, perché sono l'antidoto perfetto a tutto ciò che intorno a noi, appare sbagliato e malvagio»
Elisa (una eccezionale Sally Hawkins che qui si esprime nella lingua dei segni e con sguardo ed espressioni intense), lavora in una laboratorio governativo. È un essere particolare Elisa, solitaria ma non sola. Ha degli amici: l'artista Gilles (Richard Jenkins), la solare e chiacchierona Zelda (Octavia Spencer), donna delle pulizie anch'essa. Sono tre diversi, lei perché muta, Gilles perché gay, Zelda perché nera, nell'America degli anni Sessanta, che le diversità non le perdona. Nel laboratorio arriva qualcosa di misterioso. È una creatura anfibia, un essere mostruoso le cui peculiarità potrebbero avvantaggiare gli americani nella corsa allo spazio e che è oggetto delle mire anche delle spie russe – siamo in piena Guerra fredda – che in incognito si aggirano nella struttura. Suo feroce guardiano è l'agente governativo Strickland (Michael Shannon in un ruolo alla Michael Shannon: da tutore dell'ordine psicopatico), sadico, brutale ma convinto di agire per un bene superiore. Elisa invece riconosce l'umanità del mostro (lo interpreta Doug Jones, fedele creatura di tanti film di del Toro) e proprio lei che non parla sarà in grado di comunicare con lui a un livello profondo, decidendo di liberarlo e lanciandosi con i suoi amici in una rocambolesca avventura. Del Toro, che è anche sceneggiatore e produttore, racconta tutto questo con grazia e fervida potenza immaginifica, sfruttando al massimo la macchina cinematografica, toccando il noir, citando le immagini sottomarine de L'Atalante, i film di mostri più classici, persino lambendo il musical.

  Il trailer

I particolari sul giornale
Edizione del 14 Febbraio 2018 a pagina 27
14 febbraio 2018 00:22
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